Come ritrovare se stessi nella natura

Durante una recente formazione aziendale, mentre affrontavamo il tema di come ritrovare se stessi tra scadenze e ritmi di vita frenetici, una persona tra il pubblico mi ha rivolto questa domanda:

“Quanto l’ambiente in cui lavoriamo influenza come stiamo, il nostro benessere e le nostre emozioni?”.

La mia risposta è stata immediata: conta tantissimo.

E la scienza lo conferma in modo chiaro. È stimato, infatti, che noi occidentali passiamo circa il 95% del nostro tempo in spazi chiusi, esponendoci a una concentrazione di sostanze e di gas che fanno calare le nostre prestazioni cognitive e decisionali, con ripercussioni sull’apprendimento e sulla performance lavorativa.

I dati di una ricerca condotta da YouGov per VELUX su un campione di quasi 17.000 persone in 15 Paesi (tra cui Europa e Stati Uniti) sostengono questa tesi evidenziando un paradosso incredibile.

Nonostante il 90% degli intervistati esprima il forte desiderio di trascorrere più tempo a contatto con la natura, più della metà (52%) dichiara che in media vi passa meno di un’ora alla settimana. Un dato che, purtroppo, sale addirittura al 66% in Italia.

Passiamo la maggior parte delle nostre giornate in spazi chiusi, sotto luci artificiali, con gli occhi incollati allo schermo di un computer o di uno smartphone.

Viviamo immersi in un flusso continuo di notifiche e stimoli visivi.

In un contesto del genere, come possiamo pensare di stare bene e di avere la chiarezza mentale per capire dove stiamo andando se non dedichiamo nemmeno 15 minuti al giorno al contatto con la natura? Che sia un parco cittadino, un giardino, un bosco, un sentiero di montagna o una spiaggia, l’ambiente che ci circonda modella il nostro mondo interiore.

Se in questo periodo ti ripeti spesso “Mi sento sopraffatta” oppure se ti senti stanca o disconnessa da ciò che conta davvero, questo articolo ti aiuterà a capire il motivo per cui ti senti così e, soprattutto, come l’ambiente naturale sia fondamentale per ritrovare se stessi.

Prima, lascia che mi presenti.

Mi chiamo Stefania, sono una Life Coach e formatrice. Il mio lavoro consiste nel supportare chi si trova in una fase di transizione e di cambiamento: aiuto le persone a trovare chiarezza e direzione, costruendo un piano d’azione pratico e sostenibile per cambiare lavoro, lanciare il proprio progetto o ritrovare il proprio equilibrio.

Lo faccio attraverso percorsi di coaching individuale in cui la Natura diventa un’alleata fondamentale per la nostra evoluzione.

Donna che guarda in camera sorridente

La sensazione di smarrimento o di confusione non nasce mai all’improvviso e senza motivo.

Spesso è il risultato di un lento e silenzioso allontanamento dai nostri ritmi biologici e dai nostri bisogni più autentici.

Viviamo immersi in una cultura che glorifica l’essere costantemente occupati, spingendoci a essere sempre produttivi, performanti e reperibili. 

Finiamo così per correre da un impegno all’altro, intrappolati nell’illusione che fare di più sia la chiave per risolvere ogni problema

Il problema è che, a furia di correre, perdiamo il contatto con il momento presente e con noi stessi.

Questo sovraccarico sensoriale e mentale crea una sorta di nebbia interiore. È a quel punto che ci sentiamo smarriti: non sappiamo più cosa vogliamo davvero, cosa ci fa stare bene o quale direzione vogliamo davvero prendere.

Se ti trovi in questo momento della tua vita, vorrei che comprendessi una cosa fondamentale: sentirsi persi non è un fallimento e non significa che tu sia “sbagliata”. Al contrario, è un prezioso segnale d’allarme che il tuo corpo e la tua mente ti stanno inviando. 

È un invito a fermarsi, un messaggio chiaro che ti dice: rallenta, la distanza tra chi sei davvero e il modo in cui stai vivendo è diventata troppo grande. 

Ed è proprio qui che la natura può venirci in aiuto.

Cosa significa davvero ritrovare se stessi

Molti pensano che capire come ritrovare se stessi sia una sorta di caccia al tesoro, un viaggio verso una meta lontana o il risultato di una rivoluzione totale nella propria vita.

Spesso aspettiamo il viaggio perfetto, l’anno sabbatico o la svolta decisiva, convinti che la risposta ai nostri dubbi si nasconda da qualche parte là fuori.

In realtà, la chiave per trovare se stessi sta nel compiere il percorso esattamente inverso: non si tratta di “andare”, ma di “ritornare”.

Significa avere il coraggio di spogliarsi di tutti i ruoli, delle aspettative e delle maschere che indossiamo ogni giorno per sentirci all’altezza o per compiacere gli altri: il lavoratore instancabile, il partner perfetto, il genitore impeccabile, l’amico sempre disponibile.

Sotto si nasconde la nostra essenza più autentica.

Quando una persona sente il bisogno profondo di ritrovare se stesso (o se stessa), ciò che desidera davvero è recuperare la chiarezza necessaria per spegnere il pilota automatico.

Vivere con il pilota automatico significa vivere le giornate senza sceglierle davvero, lasciando che siano le scadenze e le aspettative altrui a decidere per noi. 

Ritrovarsi significa allora fare spazio al silenzio (l’unico elemento capace di far emergere la tua vera voce interiore) e trovare il coraggio di rimettere al centro i tuoi valori personali, ossia quella bussola che guida le tue azioni e definisci che cosa conta davvero per te. 

E non esiste luogo migliore della natura per facilitare questo ritorno a casa.

Oggi tendiamo a vivere e a comportarci come se noi e l’ambiente naturale fossimo due entità separate: noi siamo i soggetti attivi e la natura è solo una bella cartolina, uno sfondo piacevole per i nostri weekend o un posto da visitare per staccare la spina. 

Ma questa è una delle più grandi illusioni della società moderna. 

Se ci pensi, la natura non è un luogo estraneo; è la nostra vera casa. È da lì che veniamo e la nostra stessa biologia è programmata per risuonare con la natura.

Quando cammini nel verde, la natura ti offre un dono straordinario che nessun contesto sociale può darti: l’assenza totale di giudizio

Nella quotidianità siamo costantemente sotto esame, valutati in base a quanto produciamo, a come appariamo o a quanto siamo efficienti. A un bosco, a un sentiero di montagna o alle api di un alveare, invece, non importa qual è il tuo ruolo sociale, quanti follower hai o se oggi sei stata abbastanza produttiva. Ti accolgono esattamente così come sei in quel momento. 

Ed è proprio in questa totale libertà da ogni aspettativa che, finalmente, puoi abbassare le difese, lasciare da parte i tuoi ruoli quotidiani e permetterti, semplicemente, di essere.

Perché la natura ci aiuta a rallentare

Hai mai notato che in un bosco o di fronte a un panorama di montagna nessuno ha fretta?

La natura segue cicli precisi: i boccioli non corrono per fiorire prima del tempo e gli alberi non accelerano la caduta delle foglie in autunno per “portarsi avanti con il lavoro”.

Ogni cosa accade esattamente quando deve accadere, rispettando un’armonia precisa.

Come ci ricorda il filosofo Lao Tzu:

La natura non ha fretta eppure tutto si realizza.

Noi esseri umani, al contrario, viviamo in uno stato di accelerazione artificiale, costantemente proiettati verso la prossima cosa da fare.

Quando però decidiamo di immergerci in un ambiente naturale, i nostri sensi e i nostri ritmi biologici si sintonizzano spontaneamente su una frequenza più lenta.

I pensieri legati al passato o all’ansia per il futuro iniziano a diradarsi, lasciando spazio al momento presente.

Questo rallentamento non è una suggestione psicologica, ma un fenomeno biologico e neurologico ben preciso.

Il celebre biologo di Harvard Edward O. Wilson ha formulato che gli esseri umani possiedono una tendenza innata e su base evolutiva a cercare il contatto con il mondo naturale. 

Questo concetto, chiamato biofilia (letteralmente “amore per la vita”) fu introdotto dallo psicoanalista Erich Fromm nel 1964, e poi sviluppato da Wilson.

Poiché il nostro sistema nervoso si è sviluppato ed evoluto per millenni all’aperto, quando torniamo nel verde il nostro cervello antico riconosce di essere nel suo habitat originario.

Questo riconoscimento fa crollare istantaneamente i livelli di allerta e di minaccia percepiti dalla nostra mente.

La natura agisce quindi come uno specchio biologico e ci ricorda l’importanza della pazienza, della sosta e del rispetto dei nostri tempi interni.

Ci offre il silenzio necessario per ascoltarci davvero e compiere quel primo, fondamentale passo per ritrovare se stessi.

Come la natura favorisce chiarezza e consapevolezza

L’efficacia del contatto con l’ambiente naturale è un dato scientificamente dimostrato e studiato anche dall’Ecopsicologia.

Quest’ultima è una disciplina transdisciplinare nata nei primi anni ’90 che unisce la psicologia e l’ecologia.

L’Ecopsicologia scardina una delle più grandi illusioni dell’essere umano moderno: l’idea di essere separato dal resto dell’ecosistema.

Al contrario, promuove il benessere individuale ricordandoci che la salute mentale dell’individuo e la salute del Pianeta sono strettamente connesse.

Ho scelto di approfondire e fare mio questo legame durante la mia specializzazione in Green Life Coaching. Nel mio approccio, la natura non è un semplice sfondo, ma un elemento fondamentale che funge da specchio, metafora e guida concreta per l’evoluzione e la crescita personale.

Ma cosa succede esattamente al nostro cervello quando ci immergiamo nel verde?

Perché questa connessione ci aiuta a fare ordine e a capire come trovare se stessi?

La risposta scientifica risiede principalmente nella Attention Restoration Theory (Teoria del Ripristino dell’Attenzione), formulata dagli psicologi ambientali Rachel e Stephen Kaplan della University of Michigan.

I coniugi Kaplan hanno dimostrato che la nostra vita quotidiana indoor richiede un uso massiccio dell’attenzione focalizzata e diretta (quella che usiamo per rispondere alle email, guidare nel traffico o filtrare le notifiche dello smartphone).

Questa risorsa, purtroppo, è limitata e il suo abuso prolungato porta a quella che la scienza definisce “fatica mentale”, i cui sintomi sono irritabilità, ansia e nebbia cognitiva.

Gli ambienti naturali, invece, attivano un tipo di attenzione completamente diverso: la soft fascination, l’attenzione che non richiede alcuno sforzo ed è resistente alla fatica.

La fascinazione permette all’attenzione diretta di riposarsi e rigenerarsi fino a tornare ai livelli normali di efficienza.

La fascinazione sorge, oltre che da alcuni processi tipicamente umani (per esempio giocare, ma anche ascoltare o raccontare storie, risolvere problemi), anche dalla semplice immersione in ambienti naturali selvatici percepiti come rassicuranti e rigenerativi.

Gli stimoli “morbidi” della natura, come il fruscio delle foglie mosse dal vento, il movimento delle nuvole, l’andirivieni delle api in un alveare o lo scorrere dell’acqua sono stimoli rigeneranti che catturano la nostra mente senza richiedere alcuno sforzo cosciente.

Attraverso questo meccanismo di ripristino cognitivo la corteccia prefrontale si riposa e si ricarica. Studi successivi hanno confermato che questa pausa biologica abbassa drasticamente i livelli di cortisolo nel sangue.

È proprio in questo stato di calma e presenza che i nodi interiori iniziano a sciogliersi da soli.

Dove prima c’erano confusione e sovraccarico, la natura restituisce lo spazio necessario per far emergere la chiarezza e la direzione che stavamo cercando.

Se ci pensi, tutto è interconnesso: la qualità del nostro rapporto con l’ambiente naturale determina, in modo diretto e misurabile, la qualità della nostra vita.

La mia esperienza personale sul rapporto con la natura

Se oggi parlo di questi temi con così tanta convinzione, è perché ho vissuto sulla mia pelle cosa significa sentirsi completamente disconnessi.

Per oltre 11 anni ho lavorato come dipendente, nell’ufficio comunicazione e marketing di aziende e multinazionali. 

Le mie giornate erano scandite da scadenze frenetiche, obiettivi di performance pressanti, ore di riunioni (spesso non necessarie) e lo sguardo costantemente fisso su uno schermo, sotto luci artificiali.

Giorno dopo giorno, mi sentivo sempre più svuotata, sopraffatta e, soprattutto, emotivamente distante da chi ero davvero.

La svolta è arrivata quando ho smesso di ignorare quel richiamo profondo che mi spingeva verso l’esterno. La natura non è stata solo un rifugio, ma il vero catalizzatore del mio cambiamento.

Frequentare con costanza la montagna mi ha insegnato la pazienza, la fatica vissuta passo dopo passo, il valore terapeutico del silenzio e l’arte di ridimensionare i problemi quotidiani di fronte all’immensità dei paesaggi.

L’incontro con l’apicoltura, poi, ha ridefinito il mio concetto di equilibrio. Osservare le api, comprendere la loro perfetta armonia con l’ecosistema e sintonizzarmi sui loro ritmi legati alle fioriture mi ha mostrato cosa significhi davvero vivere con presenza.

Camminare tra i boschi e curare le api non sono state semplici passioni, ma veri e propri strumenti di guarigione che mi hanno permesso di ascoltarmi e di ritrovare me stessa proprio quando tutto intorno sembrava crollare.

Come ritrovare se stessi: 4 modi per riconnetterti attraverso la natura

Immagino che a questo punto tu ti stia chiedendo: “Come posso trovare il tempo per stare a contatto con la natura in una società così frenetica?”.

Ti confesso che sono stata la prima a pormi questa domanda.

Quando lavoravo come dipendente, le giornate si riempivano di attività, di scadenze lavorative, traffico, commissioni e impegni che sembravano avere sempre la priorità assoluta.

Sono partita, però, da una riflessione personale e mi sono posta due domande che hanno cambiato la mia gestione del tempo:

  1. Perché per me è davvero così importante ritagliarmi dei momenti in mezzo al verde e all’aria aperta?
  2. A quali attività non importanti e non urgenti posso rinunciare oggi per fare spazio a questi momenti?

Per me, la risposta alla prima domanda è stata vitale: il tempo nella natura mi insegna a rallentare, mi allena a cogliere i piccoli dettagli e mi permette di trovare una profonda pace interiore, oltre a onorare uno dei miei valori personali guida, la salute.

Ogni volta che mi immergo nel verde ritrovo benessere, che parte dal corpo e rigenera la mente.

Ti invito a prenderti qualche minuto per rispondere con onestà alle due domande sopra.

Rifletti che cosa influenza davvero la tua relazione con il mondo naturale: i tuoi valori, la tua identità e, soprattutto, quelle credenze limitanti (come il classico “non ho tempo”) che ti allontanano dal tuo centro.

Tutto parte dai tuoi valori personali e da ciò che decidi di inserire tra le tue priorità.

Se vuoi iniziare a cambiare rotta, ecco 4 spunti pratici per introdurre più natura nella tua quotidianità, un passo alla volta.

Sostituisci lo screen time con il green time

Invece di guardare l’ennesimo episodio di una serie TV o continuare a scrollare sui social, concediti una passeggiata nel verde. Bastano 15, 20 o 30 minuti al giorno nel parco sotto casa.

Cammina portando l’attenzione al ritmo del tuo respiro e lasciati stupire dalla bellezza e dai dettagli che ti circonda.

Parti dalle tue passioni

Trova un’attività che ami e che richieda un ambiente all’aperto. Nel mio caso, la montagna, l’apicoltura e la fotografia sono i ponti che mi collegano alla natura.

Per te potrebbe essere qualcosa di diverso: la corsa, lo yoga all’aperto o la cura di un piccolo orto. L’importante è che sia un piacere, non un dovere.

Condividi l’esperienza

Se l’idea di stare da sola nel bosco o in un parco inizialmente ti mette a disagio, non rinunciare. Coinvolgi un’amica, il tuo partner o la tua famiglia.

Condividere la bellezza della natura è un modo meraviglioso per rafforzare le relazioni e creare ricordi autentici, lontani dai soliti contesti artificiali.

Pratica la disconnessione intenzionale

Dedica una parte della tua giornata a spegnere i monitor o gli schermi, e a goderti il momento presente. Quando esci per la tua dose di natura, lascia il telefono a casa o impostalo in modalità aereo. Non c’è bisogno di fotografare o mostrare tutto agli altri: impara a custodire quella sensazione di qui e ora solo per te stessa.

È così che si impara, giorno dopo giorno, come ritrovare se stessi.

Come ritrovare se stessi grazie alla natura e al percorso Direzione

Se ti trovi in un momento di transizione lavorativa o di cambiamento e senti il bisogno di ritrovare la tua direzione anche grazie al potere della natura, non devi per forza farlo da sola. 

Come Professional Coach, con specializzazione in Green Life Coaching, sono qui per accompagnarti in Direzione, il mio percorso di coaching individuale e di crescita personale dove la natura diventa guida e metafora per la tua evoluzione.

Prenota ora il tuo incontro conoscitivo gratuito: sarà uno spazio protetto e senza giudizio in cui potrai raccontarmi le tue sfide attuali e capire come posso supportarti a ritrovare equilibrio, chiarezza e direzione.

FAQ | Domande frequenti su come ritrovare se stessi nella natura

L’Ecopsicologia ci insegna che la Natura è ovunque ci sia vita: un parco cittadino, un orto urbano o persino un giardino pubblico sotto l’ufficio.

Non serve abitare ai piedi di una montagna o isolarsi in un bosco per riconnettersi.

Ciò che conta davvero è la tua intenzionalità. Praticare l’ascolto dei cinque sensi o camminare consapevolmente per 15 minuti su un prato urbano ha un impatto terapeutico immediato e ti aiuta a staccare dal caos metropolitano.

La scienza ci dice che bastano dai 15-20 minuti al giorno di immersione nel verde per registrare un calo significativo del cortisolo, come dimostrato da uno studio della University of Michigan pubblicato su Frontiers in Psychology.

È assolutamente normale: accogli tutti i pensieri che arrivano. Quando siamo abituati a correre, la mente continua a farlo anche in mezzo a un bosco.

Il punto fondamentale, in questo caso, è non forzarti a non pensare, ma spostare l’attenzione sui tuoi sensi: focalizzati sul rumore dei tuoi passi, sui profumi intorno a te o sui dettagli che puoi osservare mentre cammini.